Il diritto dei padri di vedere i figli

Quando, in caso di separazione o divorzio, si parla dell’affidamento dei figli, alcuni padri si lamentano, perché ritengono di essere trattati dai Tribunali come genitori di serie b; in effetti, soprattutto in presenza di figli piccoli, ogni tanto si percepisce una certa tendenza a sacrificare la posizione del padre.

La recente ordinanza n.9764/19 della Corte di Cassazione affronta questo problema, ribadendo dei principi molto importanti.

Il caso riguardava un padre, che si lamentava perché il regime di frequentazione del figlio stabilito dal Tribunale e poi confermato dalla Corte d’Appello non gli consentiva di vedere il figlio durante la settimana, ma solo nei week-end, peraltro alternati.

Ebbene, la Corte ha accolto il ricorso di questo padre, riaffermando il cd. principio di bigenitorialità.

Nella sentenza si legge, infatti, che “nell’interesse superiore del minore, va assicurato il rispetto del principio di bigenitorialità, da intendersi quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione ed istruzione”.

In altre parole, al di là della previsione dell’affidamento condiviso, è necessario che, ove non ci siano giustificate ragioni ostative, sia sempre affermato il diritto di entrambi i genitori di mantenere delle relazioni stabili e continuative con i figli.

E ciò non solo e non tanto nell’interesse dei genitori, quanto invece nell’interesse dei figli, i quali devono crescere conservando rapporti stabili con entrambi i genitori.

Questo principio, peraltro, travalica i nostri confini nazionali; la Cassazione, infatti, richiama nell’ordinanza anche alcune pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nelle quali si afferma la necessità che le autorità nazionali assumano tutte le iniziative più opportune per salvaguardare i legami tra genitore e figlio.

Tornando al caso esaminato dalla Cassazione, la Corte ha rilevato che il giudice di secondo grado aveva sacrificato la posizione del padre, senza peraltro dare alcuna motivazione di tale sua scelta; per questo motivo la Cassazione ha accolto il ricorso ed ha ritrasmesso il fascicolo alla Corte d’Appello, perché si pronunci nuovamente, tenendo conto, naturalmente, dei principi espressi dalla Cassazione.

Avv. Mauro Sbaraglia

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